| RIVISTA DI STUDI ITALIANI | |
| Anno XXIV , n° 2, Dicembre 2006 ( Contributi ) | pag. 18-36 |
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IL PAESAGGIO SICILIANO: TOPOS LETTERARIO O REALTÀ? |
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| DORA MARCHESE | |
| Università degli Studi di Catania | |
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Abstract: Entrata in ritardo tra le tappe del Grand Tour, la Sicilia, tra Sette e Ottocento, esercita nell'immaginario del viaggiatore un irresistibile fascino. Ma se i visitatori stranieri giungono sull isola per verificare un'idea preconcetta, già consolidata, fissata da studi e resoconti propri e altrui, e, nel rappresentare la realtà che trovano, usano la lente dell'oleografia e dell'artifizio, gli scrittori siciliani, dai veristi in poi, al contrario, per primi consegnano un'immagine autentica del paese, osservato perlopiù da lontano, attingendo al serbatoio della memoria, tracciandone un ritratto ora mitico e idillico, ora crudamente realistico e tragico, sempre storicamente connotato. In tal senso, Giovanni Verga può essere considerato un vero e proprio caposcuola non soltanto per avere istituito un codice paesaggistico originale, superamento di una descrizione vista come adeguazione analogica della realtà, ma anche per avere concepito una poetica ed un linguaggio innovativi, sempre presenti agli scrittori coevi e successivi che, ora prendendone le distanze, ora riallacciandovisi in modo autonomo e personale, hanno dovuto confrontarsi con la lezione verghiana. Parole chiave: Paesaggio, scrittori siciliani, Otto/Novecento, storia/invenzione, narrativa/poesia, fuga/ritorno. |
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