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Modern Italy
Journal of Modern Italian Studies
RIVISTA DI STUDI ITALIANI
Anno XXI , n° 1, Giugno 2003 ( Contributi ) pag. 48-57

FINZIONE, ESISTENZA, ALLEGORIA IN LEOPARDI.
IN MARGINE A UN SAGGIO DI SERGIO CAMPAILLA
ROBERTO SALSANO
Università di Roma III
La grande poesia rimette in questione, nel raggio luminoso della propria operosità, categorie fondamentali del nostro essere nella duplicità di esistenza ed essenza. Stabilire il rapporto di continuità o di relazione tra l'un termine e l'altro comporta entrare in quella zona di giudizio e di prospettiva che non si trova né a ridosso d'una semplice metafisica illazione di un "oltre" posto al di là dell'esistere concreto né nell'ottica della mera visuale empirica d'un vivere determinato e condizionato dai confini della scena mondana. Rimettere in questione il rapporto tra esistenza ed essenza nella cornice storica dell'uomo moderno comporta, per di più, mettere il dito nella piaga d'una condizione umana attraversata dal rapporto problematico tra scissione e totalità, essere e nulla, ma anche, se c'è inveramento di una comunicatività sociale che la poesia può stimolare e con la quale, anzi, essa può identificarsi nello specifico, saggiare l'eventualità di alternative tra silenzio e parola, solipsismo e socialità, mortificazione e riscatto. Nella poesia possono rientrare, di conseguenza, come anima caratterizzante di interna configurazione, tutti gli ingredienti storici e culturali che la rendano sia figura sia voce d'un esistere concreto posto sul limite tra presenza ed assenza, io ed altro, tanto più se la poesia è di Giacomo Leopardi, di colui che, in quella tensione poetante che Sergio Campailla nel titolo del suo più recente volume sul Recanatese designa come "fingere l'infinito", fa dell'esperienza del limite e del suo superarsi il fondamento, forte e pur labile nel contesto del "naufragio", d'una condizione a suo modo piena di esistenza.
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